Italia, il mondiale è già finito – Lorenzo Pelucca

Una cosa è certa, il 24 giugno è una data infausta per l’Italia. Nello stesso giorno di quattro anni fa, infatti, abbandonammo mestamente il mondiale sudafricano. Ieri come oggi, insomma, con Prandelli che lascia l’incarico proprio come fece all’epoca Lippi. La gestione del tecnico di Orzinuovi ha oscillato fra alti e bassi, di gioco come di risultati. Un Europeo, quello del 2012, che lasciava ben sperare, lo scorso anno una Confederation Cup non esaltante ma nemmeno da buttare, infine il triste epilogo di questo mondiale. Le colpe di Prandelli ci sono, è inutile negarle; dal codice etico applicato ad personas all’aver puntato, evidentemente, anche su uomini sbagliati, non riuscendo a dare una fisionomia precisa alla squadra. Certo, contro l’Uruguay l’arbitraggio è stato quel che è stato, con Marchisio spedito ingiustamente sotto la doccia anzitempo mentre il cannibale Suarez continuava tranquillamente la sua partita. Ma, diciamocelo francamente, non abbiamo perso per questo. Dopo il convincente esordio contro l’Inghilterra abbiamo disputato due prestazioni incolori, non tirando praticamente mai in porta, imbrigliati tatticamente da squadre tutt’altro che insuperabili ma decisamente migliori di noi per agonismo ed organizzazione. Lo spogliatoio dopo la debacle mondiale si è definitivamente spaccato, con la vecchia guardia (Buffon in testa) a lanciare accuse, neanche troppo velate, verso la nuova generazione, rappresentata da Balotelli. Già, Mario. Tanto osannato da certa stampa, sempre al centro dell’attenzione dei media. L’uomo della provvidenza, che noi italiani siamo spesso abituati a cercare, nel calcio ma non solo. Non possiamo aggrapparci solo a lui, ragazzo che ha colpi da grande giocatore ma che mostra ancora fragilità ed incertezze. Anche gli altri giovani convocati da Prandelli sono apparsi decisamente disavvezzi a certi palcoscenici, abituati come sono a giocare fra gli spalti semivuoti del nostro campionato. Certamente il movimento calcistico italiano è in sofferenza e la prematura uscita dal mondiale lo dimostra. L’amarezza non sta tanto nell’eliminazione in sé, ma nel vedere che a quattro anni di distanza, lasso di tempo in cui pensavamo di aver cambiato qualcosa, non solo il CT e quattro Presidenti del Consiglio, ci ritroviamo dannatamente simili a come eravamo.

 

Lorenzo Pelucca

Articolo di  ⁄ Calciolife Life

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