Mondiali 2014 – GIAPPONE – Gabriele Castagnoli

BANZAI! BLUE SAMURAI

Dopo la conquista della Coppa Asia nel 2011 e l’onorevole presenza nell’ultima Confederation Cup, una nuova avventura aspetta il Giappone di Alberto Zaccheroni. Giunto alla sua quinta presenza (consecutiva, dal 1998) al mondiale, il Sol Levante sa che è arrivato il momento di giocarsi il tutto per tutto pur di lasciare un segno nella storia del calcio, anche e soprattutto in virtù di un girone – quello con Colombia, Grecia, Costa d’Avorio – che per quanto complesso, resta pur sempre tra i più abbordabili del torneo.

 

PORTIERI

Su tutti, ovviamente, Eiji Kawashima. Dal 2010 incontrastato titolare, l’estremo difensore dello Standard Liegi anche quest’anno sarà la risorsa finale della retroguardia nipponica. In panchina siederanno invece Shusaku Nishikawa e Shuichi Gonda, “numeri 1” rispettivamente di Urawa Reds e FC Tokyo.

 

DIFENSORI

Leader indiscusso del reparto, Yasuyuki Konno (Gamba Osaka) guiderà come di consueto la linea a quattro di Mister Zac. Accanto a lui si staglierà l’imperiosa sagoma di Maya Yoshida. E’ senza dubbio lui il centrale difensivo con le maggiori responsabilità. Il classe ’88 (dal 2012 nel Southampton di Pochettino), con i suoi 189 centimetri di altezza e la sua grande abilità nel gioco aereo, sarà infatti il “pilastro fisico” del pacchetto arretrato. Le alternative saranno Masato Morishige (FC Tokyo) e Masahiko Inoha (Jubilo Iwata), giocatori “autoctoni” poco conosciuti, ma con la giusta esperienza e qualità per affrontare la competizione

 

TERZINI

 Yuto Nagatomo e Atsuto Uchida (Schalke 04). Solo due nomi tuttavia sufficienti a far comprendere la bontà degli interpreti “Nippon” nel ruolo; il primo (più che noto agli “afecionados” nerazzuri) sulla corsia mancina, il secondo su quella destra. Pronti a subentrare ci saranno poi i “gemelli” Sakai, terzini giovani e decisamente interessanti, entrambi militanti in Bundesliga (Gotoku con la maglia dello Stoccarda, Hiroki con quella dell’Hannover 96).

 

CENTROCAMPISTI

Per quanto concerne la mediana, spiccano il capitano Makoto Hasebe del Norimberga e il super veterano del Gamba Osaka Yasuhito Endo (136 presenze in “Blue” dal 2002). La loro tecnica e intelligenza calcistica saranno coadiuvate dal dinamismo dei due frangiflutti selezionati dal C.T. romagnolo: Hotaru Yamaguchi (24) del Cerezo Osaka e Toshihiro Aoyama (28) del Sanfrecce Hiroshima.

 

TREQUARTISTI

Senz’ombra di dubbio il reparto di maggior spessore e tasso tecnico tra i sei in analisi. In questa zona agiranno infatti le due stelle della nazionale: Keisuke Honda e Shinji Kagawa. Con una stagione complicata alle spalle – il biondo del Milan per le evidenti difficoltà di ambientamento nel nostro campionato, il “diavolo rosso” a causa di una condizione fisica spesso precaria e una concorrenza decisamente spietata – saranno entrambi motivati e bramosi di riscatto, consci anche del fatto che il destino  dei Samurai Blue (nonché il proprio futuro professionale) è strettamente connesso alle loro giocate e ai loro goal. Alle suesposte “Star” si aggiungeranno poi il talento 24enne del Norimberga Hiroshi Kiyotake e il coetaneo Manabu Saito (Yokohama F.Marinos).

 

ATTACCANTI

La punta di riferimento sarà certamente Shinji Okazaki (28). Da quattro anni in Bundesliga – con la maglia dello Stoccarda prima e con quella del Magonza poi – sarà lui il “bomber” dell’11 titolare, l’uomo chiamato a sfruttare al meglio gli spazi e gli assist fornitigli dagli estrosi compagni alle sue spalle. Non semplice comprendere chi sarà la sua prima alternativa. Zaccheroni, difatti, ha portato con sé sia i due classe ’90 Yoichiro Kakitani (Cerezo Osaka) e Yuya Osako (Monaco 1860) sia l’esperto fromboliere del Kawasaki Frontale Yoshito Okubo. Una decisione tutt’altro che sciocca quella dell’allenatore campione d’Italia ‘99, in quanto lo metterà nelle condizioni di modulare al meglio il rapporto tattico-atletico dei suoi avanti in relazione alle concrete circostanze del match.

PROBABILE FORMAZIONE

(4-2-3-1):

Kawashima;

Uchida, Konno, Yoshida, Nagatomo;

Hasebe (Endo), Yamaguchi (Aoyama);

Kagawa, Honda, Kyotake(Saito);

Okazaki.

 

PUNTI DI FORZA: Premettendo che non è mai semplice né oggettivo delineare le “qualità” di una squadra di calcio, i punti di forza del Giappone possono essere sintetizzati in tre categorie:

1)Tecnica diffusa: L’arma primaria e la caratteristica peculiare della compagine nipponica. E’ sufficiente assistere a qualche partita tra selezioni di 12enni per capire quanta sia la dedizione, l’ impegno e l’applicazione dei giapponesi (anche dei più giovani) nella comprensione e nell’applicazione del gioco, senza considerare poi che fin dai primi calci vengono abituati ad allenarsi quasi esclusivamente palla al piede.

2)Fattore Z: Per una nazione come il Giappone, avvezza alla ingenua visione del calcio come uno sport funambolico e spettacolare, l’avere in panchina un allenatore come il nostro Zac (europeo, italiano, esperto ed equilibrato) è una risorsa molto più che preziosa. Il suo realismo è stato – ed è presumibile che sarà – un fattore determinante alla bontà dei risultati in campo.

3)Poliedricità: Difficile individuare un elemento della rosa che non sia in grado di ricoprire almeno un paio di ruoli. Da Konno (centrale difensivo di ruolo, ma anche ottimo mediano e discreto terzino) a Okazaki (formalmente prima punta, ma a suo agio anche sugli esterni) pressoché ognuno dei 23 convocati può essere spostato dalla propria zona di competenza in una difforme e il tutto – per i motivi sopraesposti -senza grosse ripercussioni tecniche o tattiche.

 

PUNTI DEBOLI: Le ipotetiche carenze che i Samurai Blue potranno mostrare nella loro campagna brasiliana girano invece tutte intorno a tre concetti:

A)Ingenuità: Da intendersi come mancanza di “cattiveria”. Strettamente connessa alla loro cultura e particolarissima genetica sociale è un elemento sul quale allenatori e collaboratori possono lavorare ben poco. Per quanta motivazione e carica possa infondersi nel gruppo non sarà difatti mai sufficiente a colmare il gap con l’atteggiamento e la scaltrezza di sudamericani ed europei.

B)Fisico e Fisicità: Nonostante le differenze si siano decisamente appianate negli ultimi anni, è ancora evidente lo squilibrio strutturale medio rispetto alle maggiori nazionali del globo e in un calcio, come quello contemporaneo, in cui la corporatura (e l’uso che se ne fa) va via via assumendo un ruolo sempre più importante è oggettivo lo svantaggio che i giapponesi saranno costretti ad affrontare contro la maggior parte delle altre contendenti del torneo.

C)Tradizione: Avere alle spalle una storia gloriosa è una delle precondizione al raggiungimento di risultati notevoli. La storia è esperienza e l’esperienza è conoscenza. Da questo punto di vista il Giappone paga lo scotto di un passato lontano dal calcio – a causa dell’isolamento prima e dell’endemico successo del baseball poi – che, inevitabilmente, lo influenzerà anche nell’arco di questa Coppa del Mondo.

Gabriele Castagnoli

Articolo di  ⁄ Calciolife Life

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